Come se l’arte potesse stringersi in un punto: un’unica dimensione sovradimensionale.
Come se l’arte si potesse muovere balzando da una mente all’altra, libera da vincoli di spazio e di tempo.
Masse freneticamente immobili generano visioni e restituiscono sensazioni mai definite eppur sempre perfette.
L’esigenza di esprimere l’energia, il contrasto che genera idee e passioni, trova luogo e si manifesta nei volumi, per poi splendere nelle menti.
I pigmenti si toccano e si respingono, esplodono e si rigenerano, senza mai fondersi. I volumi generano volumi, si sommano e si sottraggono, semplicemente, ed è la mente che vede ed interpreta, che elabora ed è finalmente affrancata.
I volumi richiamano lo sguardo e si leggono apertamente, i volumi non hanno un verso o una direzione, esistono nello spazio e nel tempo, qui in quest’istante e ovunque eternamente.
I volumisti vogliono lanciare un messaggio a questa società interpretando un messaggio che questa società ha lanciato: che l’arte sia fatta per essere letta e vissuta intimamente, perchè l’arte è un’esigenza dell’essere umano e non dell’artista.
Herman Normoid |